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Cattedrale di Oppido è un’istituzione le cui origini si perdono
nella notte dei tempi. Le prime notizie sulla Chiesa Madre
risalgono ai primi decenni dopo il Mille e precisamente al periodo
1050-1065. Da alcune pergamene antiche è possibile rilevare che
proprio in quel periodo venne istituito ad Oppido il Vescovato e
alcuni cittadini dei ceti più abbienti fecero per l’occasione
atto di donazione dei propri immobili che consentirono appunto la
costruzione di una Cattedrale. Un preciso riferimento alla
Cattedrale di Oppido lo troviamo sul finire del 1500 in una
documentazione; la prima "relatio ad Limina" che sia
stata spedita in Vaticano da un Ordinario della diocesi oppidese,
da cui si deduce chiaramente che a quel tempo la chiesa di Oppido
aveva un suo Capitolo e un Arciprete. In un’altra "relatio"
del 1607 si dà ampia descrizione della Cattedrale; il Vescovo
Mons. Giulio Ruffo la descrive, infatti, come un tempio ampio e
bellissimo anche se un po’ disadorno. E già nel 1634 la
Cattedrale risultava consacrata alla Beata Vergine Annunziata
dall’Angelo di cui veniva custodita un’antica sacra immagine.
Il popolo oppidese già a quell’epoca dunque venerava
devotamente la Santissima Annunziata a cui venivano tributati
solenni onori. In realtà il Duomo era consacrato dall’Assunta,
ma il culto dell’Annunziata a cui era dedicata una cappella, con
il tempo finì con il prevalere. Altre cappelle del Duomo erano
quelle del Santissimo Sacramento, di San Sebastiano e
dell’Addolorata. Nella cappella del Santissimo Sacramento e in
quella dell’Annunziata si ritrovavano i membri di due
Confraternite, quella appunto del Santissimo Sacramento e
dell’Annunziata, che avevano la facoltà di svolgere particolari
funzioni con fini di pietà, di carità, di culto. Abbiamo notizia
di questa Confraternite, quasi tutte rientranti nell’orbita
della nobiltà locale, a partire dalla seconda metà del XVI
secolo, dopo la conclusione del Concilio di Trento.
Particolarmente attiva fu la Confraternita dell’Annunziata; ai
suoi associati la Santa Sede concedeva speciali indulgenze da
godersi in occasione delle feste dell’Annunciazione e della
Natività. Sottoposta nel corso dei secoli a numerosi restauri,
abbellimenti, ingrandimenti, alla fine del XVIII secolo la
Cattedrale appariva ben solida, curata ed ornata. In ottima
posizione al centro dell’abitato, il Duomo dotato di un
campanile di forma tondeggiante era da un lato strettamente
collegato con l’Episcopio e con il Seminario, dall’altro
invece dava su una piazza nella quale incombevano i palazzotti
delle famiglie nobiliari. Purtroppo il terremoto del 5 febbraio
1783 lo mandò in rovina insieme a tutta la città. L’evento
sismico segnò la fine della Vecchia Oppido (come d’altronde di
altre città della Piana); gli oppidesi capirono che ricostruire
il loro paese nello stesso sito era impresa disperata e rischiosa.
Si portarono quindi in località Tuba, dove furono sistemati
alloggiamenti provvisori; da lì partì la ricostruzione. Dopo
ancora dodici anni dal sisma, come testimoniano i documenti, la
nuova città poteva dirsi solo tracciata; occorrerà ancora molto
tempo prima che acquisti forma. Nel frattempo assunse funzione di
Cattedrale un edificio in muratura sorto nello stesso luogo in cui
ora trovasi la chiesa dell’Abbazia ancora oggi denominata, nel
linguaggio corrente, la "Chiesa Vecchia". La Chiesa, che
aveva l’altare maggiore consacrato all’Annunziata e altri
cinque altari dedicati all’Immacolata, alla S.ma Eucarestia,
alle Anime Purganti, e S. Francesco di Paola e a S. Luigi Gonzaga.
Era dotata di un coro, un organo, di una piccola sacrestia e di un
campanile. Si presentava però molto angusta e comunque incapace
di contenere i fedeli. A mano a mano che il tempo passava si
avvertiva sempre più la necessità di una chiesa più grande;
molte e di varia natura erano però le difficoltà che si
frapponevano alla realizzazione di quella che sembrava destinato
rimanere un sogno. Finalmente, con la designazione alla cattedrale
vescovile di Francesco M. Coppola (al quale tutt’oggi è
dedicata una via cittadina) nei primi decenni del XIX secolo si
incominciò a lavorare concretamente per costruire una nuova
Cattedrale. La Chiesa, sorta nel posto in cui trovasi ancora oggi,
venne inaugurata solennemente nel 1841; ornata da due torri
campanarie contava una lunghezza di m. 51 e una larghezza di m.26.
All’interno comprendeva tre navate, l’altare dell’Immacolata
nella Crociera destra e quello del SS.mo nella Crociera sinistra e
ben otto cappelle. Nel centro del Presbiterio dominava l’altare
maggiore in marmo variopinto, con quattro colonne, pitture e
sculture. Mons. Coppola, che aveva seguito personalmente i lavori,
sin dall’inizio aveva voluto che la chiesa fosse una costruzione
maestosa, degna di Colui che doveva essere accolto. Difatti con la
sua imponente struttura architettonica, si ergeva sull’immensa
piazza, a cui facevano da corona le dimore dei nobili, in tutta la
sua solenne grandezza quasi a voler manifestare a tutti la Maestà
di Dio Creatore. Un grande organo diffondeva all’interno e
all’esterno dolcissime melodie, molte delle quali composte ed
eseguite dal noto musicista canonico Giuseppe Muratori di
Messignadi. La Cattedrale venne abbellita con molte decorazioni e
munita di numerosi arredi alcuni dei quali sono stati tramandati
fino a noi. Si conservano, infatti, dell’epoca di Mons. Coppola
un sacro Parato, un Ostensorio d’argento, un Calice d’oro, tre
campane, una Custodia del SS.mo in oro, due statue raffiguranti la
Speranza e la Fede, un grande Crocifisso in legno, sei Candelieri
in bronzo. Sebbene costruita con molta cura e, come abbiamo già
detto sotto la diretta sorveglianza di Mons. Coppola, la
Cattedrale, purtroppo, forse perché opera di muratori inesperti
in costruzioni monumentali, ben presto cominciò ad evidenziare i
segni di precoce deterioramento; fu pertanto necessario ricorrere
a lavori di consolidamento. Di questi si occupò il successore di
Mons. Coppola, il Vescovo Curcio (anche a lui è dedicata una via
del paese) il quale con molta solerzia promosse operazioni di
restauro che vennero iniziate nel 1890. Intorno al 1900,
nonostante i danni arrecati dal sisma del 16 novembre 1894 che
vanificò molti dei lavori fatti, la Cattedrale appariva
consolidata e rifatta a dovere. In un documento, una relazione di
un dignitario della chiesa oppidese, l’Arcidiacono Giuseppe
Grillo, ritroviamo una particolareggiata descrizione
dell’interno del Duomo: "Magnifica è senza dubbio la
cattedrale novella, fra le più spaziose dell’intera provincia
non solo, ma delle altre ancora. Nel porre in essa il piede ti
ritrovi in una luminosa e bellissima galleria: elegante è la sua
architettura di ordine dorico, ornata di ottimi stucchi, e di
mediocri figure. Vaghe colonne sostengono le volte delle otto
cappelle che concorrono ad abbellirla, e gli altari sono decorati
di quadri belli abbastanza. Sono esse cappelle dedicate al SS.mo
Sacramento ed alla Vergine Immacolata, nel fondo della spaziosa
crociera; al patriarca S. Giuseppe, ed alla augusta diva del
Carmelo, nel fondo nelle navi laterali; e nei lati di esse al
taumaturgo di Paola, a S. Alfonso de’ Liguori, alla vergine del
Dolore, a S. Filomena vergine e martire, Ordinato con triplice
ordine di stalli di noce, di elegante lavoro, è il coro che
osservasi al fondo della gran nave. Sull’altare maggiore di
finissimi marmi, aventi ai lati le statue della Fede e della
Speranza, si venera l’immagine dell’Annunciazione di Maria,
opera molto pregevole del Cristadoro. Forma questa chiesa, nel suo
muto linguaggio, l’elogio continuato e perenne di Monsignor
Coppola, ed il nome di lui risuonerà sempre con lode nella grata
memoria degli Oppidesi". Nel dicembre del 1908 sopraggiungeva
però il terribile terremoto che distrusse Reggio e Messina. Molti
furono i danni per i paesi dell’entroterra reggino; Oppido ne
subì tanti; la Cattedrale non ne fu immune anzi rovinò
paurosamente. Di tutta quell’imponente costruzione si salvò
soltanto la Cappella del Sacramento, l’unica dell’antica
costruzione ancora oggi esistente. Bisognò attendere molto tempo
prima che venissero avviati i lavori per la ricostruzione. La
nuova Cattedrale, con sagrato sopraelevato da un’ampia
scalinata, si erge sulla piazza Umberto I, dominandola con la sua
mole maestosa (lunghezza m. 62, larghezza m. 22, altezza m. 32).
Essa fu edificata su progetto dall’ing. Ettore Baldanza ed
inaugurata nel 1935 alla presenza dell’arcivescovo di Reggio
Carmelo Puja, che era stato arciprete di Oppido, e di numerose
altre autorità religiose e civili. La costruzione, che si rifà
allo stile neoclassico, è a tre navate con transetto sporgente a
zona absidale asimmetrica. Il prospetto è articolato in tre zone
di cui la centrale, incorniciata da paraste giganti su alto
zoccolo,è conclusa da un timpano. L’ingresso alla navata
centrale è sottolineato ai lati da due grandi colonne composite
che sorreggono un articolato sistema arco/ finestra con timpano
spezzato. Le ali del prospetto, più bassi ed anch’essi con
ingressi sottolineati dal sistema colonna/ timpano, sono collegate
alla zona centrale tramite due grandi valute piatte.
All’interno, la navata centrale è inizialmente ribassata con
volta a botte su colonne composite, per fare posto in alto ad un
antico organo, recentemente restaurato. Essa è scandita
simmetricamente ai lati da due ampi arconi a tutto sesto,
alternati con più basse aperture architravate. Arco e architrave
sono separati da paraste giganti sulle quali poggia una cornice
fortemente aggettante che denuncia la minore altezza delle navate
laterali. Al di sopra della cornice, in corrispondenza di ogni
paraste vi sono finestre con vetri colorati dalle quali la luce
entra copiosa. Il soffitto della navata centrale, in legno, è
decorato a cassettoni, entro i quali troviamo alcuni dipinti di D.
Grillo. All’ingresso della navata sinistra, addossata al muro
perimetrale, troviamo una statua marmorea della Madonna, mutila
del Bambino che risale al secolo XVI, forse opera del Gagini e
proveniente da Oppido Vecchia. Proseguendo vi è un’altra
scultura raffigurante S.Anna, di ignoto autore. All’ingresso
della navata destra è appeso un grande crocifisso ligneo opera di
F. de Lorenzo, parroco di Varapodio. Più avanti troviamo,
addossato alla parete, un fonte battesimale in marmo bianco,
decorato con bassorilievo che risale al 1851; proseguendo vi è il
sepolcro del vescovo Santo Bergamo e più oltre il gruppo
scultoreo del Cristo morto e della Madonna Addolorata.
All’innesto della navata con il transetto si erge maestosa la
cupola, sorretta ai lati da quattro robusti pilastri, decorati con
dipinti a medaglione di D. Grillo che raffigurano i quattro
evangelisti su un fondo di finto mosaico dorato. Il lato destro
del transetto, è concluso dalla cappella poligonale della
SS.Annunziata di recente restaurata, con fregi dorati e tele
dipinte alle pareti opera di C. Mazzullo. Sopra l’altare è
posto il gruppo scultoreo in legno dipinto raffigurante l’Angelo
nunziante e la Vergine opera dello scultore napoletano A. Testa.
La cappella è illuminata da due finestre poste sopra l’altare
con vetri dipinti a smalto trasparente e grisaille opera di L.
Sergi raffiguranti due angeli. Il lato sinistro del transetto è
concluso asimmetricamente da una cappella rettangolare, dedicata
alla Madonna Immacolata con una statua in legno dipinto. Il
presbiterio ospita su due lati un pregevole coro a tre stalli in
noce massiccio ed è concluso da un abside semicircolare scandita
da tre finestre ad arco. Di questa le due laterali, rappresentanti
S.Nicola e S. Stefano sono dipinte con smalti trasparenti e
grisaille. L’altare maggiore e i due amboni ai lati
dell’ingresso al presbiterio sono realizzati in marmi policromi
con decorazioni ad intarsio e bassorilievi. Conclude la navata
laterale destra l’antica cappella semicircolare del SS.
Sacramento, unica parte rimanente della precedente cattedrale
distrutta dal terremoto del 1908, di recente restaurata che ha
pareti articolate in sette nicchie nelle quali si trovano
altrettante statue di santi,altare in tarsia marmorea e copertura
a cupola con ocello centrale. La navata laterale di sinistra,
invece, è conclusa da un ambiente rettilineo ove trova posto, in
luogo dell’altare, uno stipo in legno di notevolissime
dimensioni e riccamente decorato da intagli e bassorilievi,
scanditi da colonnine tortili e cornici mistilinee. Il manufatto,
opera di maestranze locali, ribadisce quanto abili fossero gli
artigiani del legno operanti un tempo sul territorio, come già
evidenziato dagli stalli del coro anche essi decorati in legno
massiccio. Le imponenti dimensioni dello stipo si giustificano con
la sua funzione. Entro di esso, infatti, viene custodito il trono
processionale della SS. Annunziata. Questo, di gusto barocco, è
costituito da un basamento in legno, ricoperto da lastre di rame e
argento sbalzato ai cui lati troviamo anteriormente disposti su
riccioli di legno dorato due angeli bambini, mentre altri due, in
alto, sorreggono tra un trionfo di fiori una grande e ricca
corona. Fa da sfondo a questa scenografia processionale la colomba
dello Spirito Santo da cui emanano raggi dorati. Dall’ambiente
contenente lo stipo, si accede alla sala capitolare, trasformata
in museo degli arredi e dei paramenti sacri. Gli oggetti ivi
custoditi hanno un notevole valore storico ed artistico. Nelle
numerose bacheche e teche della sala sono esposti, infatti, tra
l’altro molte mitre intessute di pietre preziose, paramenti
ricamati in arabeschi multicolori e fili d'oro appartenuti ai vari
vescovi della storia della diocesi; alcuni, provenienti da Oppido
Vecchia, risalgono al 1600. Ed ancora Calici in oro e in argento
dei primi del 1700, un Ostensorio in argento appartenuto a Mons.
Coppola, un’Urna in argento, acquistata da Mons. Curcio nel
1884, ancora oggi usata il giovedì santo, due Brocche lavamano in
argento e un Incensiere sempre del 1800, quadri raffiguranti la
Madonna Annunziata e un originalissimo Reliquiario/Calendario
realizzato a rilievo con schegge minutissime di ossa di martiri.
Sono esposti anche una statuetta in gesso della Madonna che risale
ai primi del ‘900 e un’antica statua in legno raffigurante
l’"Ecce Homo" che fu regalata nel 1600 da San Carlo
Borromeo al vescovo Cesono. Al di sopra delle bacheche si trovano,
ben allineati in ordine cronologico, quadri in pittura che
ritraggono tutti i prelati che si sono succeduti nel tempo nella
cattedra vescovile; tra gli altri Mons. Tommasini,
Mons. Greco, Mons. Coppola.
Mons. Curcio, Mons. Scopelliti, Mons. Galati, Mons. Canino, Mons.
Raspini, Mons. Bergamo, Mons. Papa.
BIBLIOGRAFIA
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Sconosciuta", R.C.
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in "Calabria Ultra Prima", Enciclopedia Ecclesiastica,
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