Swatch, nuova vita per il re degli orologi

Guai a dare Swatch per defunta. Perché se qualcuno, non più tardi di qualche anno fa, profetizzava sventure per il colosso elvetico, oggi dovrà ben ricredersi guardando i dati del mercato degli orologi made in Svizzera, e confrontandoli con quelli della singola azienda. In un mercato in cui per prima volta dal 2009 le esportazioni di orologi swiss made sono calate (- 3,6% nel 2015, a quota 20,2 miliardi di franchi svizzeri, o 18,3 miliardi di euro), il gruppo Swatch è riuscito a viaggiare in controtendenza, rafforzando la propria leadership, e approfittando della disponibilità di un ventaglio di offerte talmente ampio da poter agevolmente coprire tutti i segmenti di prezzo e di utenza (fanno parte dello stesso gruppo anche Breguet, Tissot, Longines, e Omega).

Numeri alla mano, le vendite del gruppo (che – a proposito di numeri – può anche vantare 8 mila dipendenti, da 200 a 300 milioni di franchi svizzeri di investimenti in ricerca e sviluppo, 181-272 milioni di euro al cambio attuale) hanno registrato la diminuzione soltanto dello 0,9%, a 8,4 miliardi di franchi svizzeri (7,6 miliardi di euro al cambio attuale), mentre l’utile operativo ha subito un calo del 17%, a 1,4 miliardi di franchi svizzeri (ancora, 1,2 miliardi di euro).

Il quotidiano Italia Oggi, che si è occupato delle elaborazioni di cui sopra, ha inoltre ricordato che Swatch ha recentemente promesso una crescita delle vendite nettamente superiore al 5% nel 2016. “Noi ci siamo sempre rifiutati di aumentare i prezzi e siamo riusciti ad aumentare i volumi di vendita”, ha spiegato il patron Nick Hayek, “i concorrenti hanno fatto l’errore a lungo termine di diminuire i prezzi in alcune regioni del mondo, innescando la protesta dei dettaglianti”.

Rimane tuttavia da chiarire in che modo si evolverà il comparto, che ha subito radicali effetti in quei mercati dove i turisti (cinesi in primis) acquistano gli orologi, in seguito alla crisi provocata dallo sganciamento dei tassi di cambio del franco svizzero rispetto all’euro e che ancora sta pagando per la sopravvalutazione – ricordava ancora il quotidiano. Citando, ad esempio, che ad Hong-Kong le spedizioni di orologi made in Svizzera sono scese del 23% l’anno scorso, mentre le vendite sono salite del 24% in Giappone e nella zona euro, dove la Francia ha fatto registrare + 25%.

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply