MAUTHAUSEN: luogo della memoria 

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Una delle mete del viaggio d'istruzione, fatta dalle classi quinte dell'I.T.I.S. e dal liceo scientifico dal 18 al 24 aprile, è stata il campo di concentramento austriaco di Mauthausen. Questo campo si costituì, poco dopo l'occupazione dell'Austria nel marzo del 1938 da parte delle truppe tedesche; alti ufficiali della SS ed il capo della polizia andarono a Mauthausen per ispezionare le cave di pietra là esistenti. Essi controllarono per giudicare se la località fosse adatta alla costruzione di un campo di concentramento. I delegati della SS dichiararono di voler allestire un campo di concentramento statale che contenesse da 3000 a 5000 prigionieri.

Nel campo vi erano oltre ai prigionieri austriaci e tedeschi, deportati di tutte le nazioni europee, anche alcuni cittadini di Stati neutrali o alleati con la Germania.

Nel gennaio del 1941 il capo della polizia di sicurezza decise che all'interno del campo di concentramento di Mauthausen, avrebbero dovuto essere internate solo persone gravemente pregiudicate, o incorregibili, con precedenti penali e socialmente emarginate.

Nel 1940 arrivarono all'interno del campo i primi bambini e giovani in una età compresa tra i 13 e i 18 anni. Nel marzo del 1945 arrivarono con le mamme molti neonati zingari, essi furono subito ammazzati, il loro destino fu terribile così come quello di molti altri bambini ungheresi che furono asfissiati nelle camere a gas.

Da un triangolo colorato applicato all'altezza del torace si poteva riconoscere in quale categoria, secondo la razza, nazionalità, religione, i prigionieri fossero stati classificati.

I prigionieri politici portavano un triangolo rosso su cui, secondo cittadinanza, era stampata l'iniziale dello stato al quale appartenevano.

I prigionieri ebrei dovettero portare, sotto il triangolo rosso, una stella di Davide di colore giallo.

A mano a mano che, col pullman ci avvicinavamo al campo di concentramento di Mauthausen, la mia curiosità si faceva sempre più grande. Appena arrivati, dopo una breve salita davanti a noi c'era una grandissima porta e delle mura cerchianti col filo spinato elettrico; attraversata la porta, finalmente eravamo dentro il campo. Davanti a noi si estendeva un lungo viale e alla nostra destra e alla nostra sinistra c'erano grandissime baracche, siamo entrati e abbiamo visto che erano divise in piccolissime stanze; queste erano gli alloggi degli ebrei. Proseguendo c'erano i bagni con delle vasche rotonde di pietra, una piccola chiesa, sotto questa, attraverso una scala siamo scesi nelle camere a gas e nelle stanze dove c'erano i forni crematori, qui alcuni dei miei compagni dicevano di sentire odore di carne bruciata. In quei momenti, forse perchè nei giorni precedenti al viaggio, avevo letto un libro sul campo di Mauthausen in cui erano narrati episodi terribili, davanti ai miei occhi passavano come flash delle immagini strazianti: persone che morivano asfissiate nelle camere a gas, neonati uccisi davanti agli occhi delle loro mamme, era come se avessi assistito direttamente allo sterminio degli ebrei, come se fossi stata una di loro. Improvvisamente davanti a tutto questo dolore, una lacrima pian piano scese sul mio viso e tanti pensieri, tante domande affollarono la mia mente.

Ancora mentre salivo la gradinata della morte, era come se milioni di ebrei con grosse pietre sulle spalle salivano insieme a me; improvvisamente una di loro cade e muore, un'altra lacrima scese velocemente sul mio viso e pur accorgendomi che era il mio pensiero a proiettare queste immagini, non ce l'ho fatta e sono rimasta indietro.

Oggi Mauthause è un luogo commemorativo-ammonitore, e in quanto tale assolve non solo la funzione di rammentare le persone di tutte le religioni e sesso indotte alla morte ma è anche fattore molto importante per la presa di coscienza delle giovani generazioni alle quali è da augurare sinceramente che non debbano vivere, nella propria Patria od altrove, simili esperienze.

Il problema della "memoria" dello sterminio degli ebrei, il problema del non dimenticare i crimini commessi contro l'umanità per ragioni razziali, si presenta soprattutto come problema etico e politico.

Mantenere viva questa memoria significa coltivare il ricordo di quanto è accaduto tenendo presente la realtà in cui quei crimini furono commessi, affinchè drammi come la Shoa non si ripetano più nella storia. (Giuseppina Mazzagatti  ITIS,  2001)

 

                 
         
  entrata   viale tra le baracche   interno baracca   cimitero  
         
  forni crematori   bacheca deportati italiani   vestiti   muro ricordo italiani  

Foto: prof. Rocco Ciurleo

 

Articolo pubblicato sul giornale d'Istituto "Voce Scuola" anno 2001

 

 

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