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TU SEI SUPERSTIZIOSO? Molte persone sono superstiziose e lo sono indipendentemente dalla loro cultura, razza, etnia, classe sociale o professionale. Ritroviamo le superstizioni in tutte le popolazioni del mondo e in una grande varietà di forme. Ma cos’è esattamente una superstizione? In generale si può dire che è ogni atto al quale si attribuisce il potere, misterioso e irrazionale, di favorire un evento positivo o di scongiurarne uno negativo. Toccare ferro, indossare un indumento particolare o portare con se un oggetto portafortuna sono solo alcune tra le centinaia di superstizioni che l’uomo ha inventato. Quando adottiamo un comportamento superstizioso ci aspettiamo che il nostro atto influenzi gli eventi futuri. In realtà, questo accade di rado. Di conseguenza, la relazione tra superstizione ed evento atteso è del tutto casuale. Infatti, ad esempio, ci possono capitare diverse disgrazie ma solo ben poche saranno precedute da un gatto nero che ci traversa la strada. L’evento sarà quindi imprevedibile, ma potremo considerarlo legato al tempo, nel senso che non sapremo perché accade ma sapremo che prima o poi accadrà. Sciocche e ridicole vengono considerate le superstizioni dai razionali e dagli scettici, difficilmente si ammette di essere superstiziosi, di credere a certe “ridicolaggini”, come si è soliti affermare con prosopopea quando si è con amici a cui si vuole mostrare la propria superiorità di fronte a simili “sciocchi pregiudizi”. Salvo poi, in privato, fare i debiti scongiuri per avvenimenti o situazioni che necessitano di un atto scaramantico. Quanti sarebbero disposti a sfidare la sorte compiendo gesti o cerimoniali che tradizionalmente sono ritenuti apportatori di negatività? Chi volutamente è disposto a posare il pane sulla tavola capovolto, o a versare il sale o a mettere i coltelli in croce, oppure ad accendere tre sigarette con lo stesso fiammifero, o ancora a passare sotto una scala, ben sapendo che tutti questi gesti sono considerati negativi? Che dire poi del nefasto “13 a tavola”? Questa assieme a quella del venerdì, è una delle superstizioni più diffuse. Per non parlare di “venerdì 17” giorno per taluni così infausto, che persino i quotidiani non mancano a volte di sottolinearlo. Del resto, perché ironizzare su questi pregiudizi tutto sommato innocui? Chi non ha le sue superstizioni? Ma non solo: la superstizione viene vista sia come il timore della divinità, con il tentativo di imbonirsela, sia come la risposta all’ansia del potere distruttivo di forze incontrollabili. Inoltre, si può dire che essa risponde ad esigenze che non trovano soddisfazione nell’ambito della religione. Bisogna ricordare, infatti, che la Chiesa combatte ogni forma di rituale extra-liturgico. Tutto questo in contraddizione alla forzata accoglienza nella sua dottrina di pratiche troppo radicate nella coscienza popolare per poter essere abolite autoritariamente dall’alto. La superstizione, insomma, rimanderebbe a un aspetto infantile della mente umana e al suo modo di valutare la realtà. Infine: ricordate il famigerato Cristoforo Colombo? Egli considerava il venerdì un giorno fortunato. Partì da Porto Palos di venerdì, mise piede sulla nuova terra di venerdì e rientrò, sempre di venerdì, a Porto Palos!!!
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