Chi sono i lavoratori usuranti?

Particolarmente rilevante per una lunga serie di fattispecie, non tutti hanno ben chiaro cosa si intenda per lavoratore usurante. Cerchiamo allora di fare un pò di chiarezza sul tema, cominciando dalla definizione di lavoratore particolarmente usurante, riconducibile al decreto Salvi del 1999, e secondo cui possono essere così definiti i lavoratori che sono addetti a una serie di attività di specifica rilevanza.

In modo dettagliato, fanno parte di tale categoria chi effettua lavori in galleria, cava o miniera (tutte le mansioni svolte in sotterraneo dagli addetti con carattere di prevalenza e continuità); lavori in cassoni ad aria compressa; lavori svolti dai palombari; lavori ad alte temperature; lavorazione del vetro cavo; lavori espletati in spazi ristretti con carattere di prevalenza e continuità, in particolare le attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale e le mansioni svolte continuativamente all’interno di spazi ristretti, come intercapedini, pozzetti, doppi fondi, di bordo o di grandi blocchi strutture; lavori di asportazione dell’amianto.

I lavori usuranti non devono poi essere confusi con chi fa lavoro notturno. Si intende lavoratore notturno – così come definito dall’art. 1 d.lgs. 66/2003, chi svolge almeno parte del suo orario di lavoro o almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero (secondo le norme definite dai ccnl) durante il «periodo notturno», cioè un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno (in caso di lavoro a tempo parziale il limite minimo è riproporzionato). Il lavoro notturno è considerato usurante se organizzato in turni (almeno sei ore in cui è compresa la fascia indicata come «periodo notturno») o se il lavoro è svolto in modo ordinario in periodi notturni (per almeno tre ore).

Infine, vanno distinti dalle categorie di cui sopra i lavoratori addetti alla linea catena, ovvero chi svolge attività legate in catene industriali su: prodotti dolciari, additivi per bevande e altri alimenti; lavorazione e trasformazione delle resine sintetiche e dei materiali polimerici termoplastici e termoindurenti; produzione di articoli finiti ecc. macchine per cucire e macchine rimagliatrici per uso industriale e domestico; costruzione di autoveicoli e di rimorchi; apparecchi termici: di produzione di vapore, di riscaldamento, di refrigerazione, di condizionamento; elettrodomestici; altri strumenti e apparecchi; confezione con tessuti di articoli per abbigliamento ed accessori ecc. confezione di calzature in qualsiasi materiale, anche limitatamente a singole fasi del ciclo produttivo.

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